SESHAT CANAPA 20 cl

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                                                   SESHAT   20 CL



SCHEDA TECNICA
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NOME COMPLETO : Seshat 
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NAZIONALITA' : CAMPANIA ( IT )
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GRADO ALCOLICO : 43°
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FORMATO : 20 cl
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DESCRIZIONE : Liquore ottenuto per infusione di Cannabis Sativa varietà Eletta Campana
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            STORIA
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Gli Antichi Egizi e la cannabis
Grazie alla traduzione dei geroglifici è stato scoperto che il popolo egizio era a conoscenza della pianta di cannabis e delle sue proprietà tessili e terapeutiche già a partire dal III millennio a.C. Nella pubblicazione del 2007 “History of Cannabis and Its Preparations in Saga, Science, and Sobriquet” Ethan Russo spiega come la chiave che ha permesso di confermare la presenza della cannabis nella cultura egizia è stata data da un passaggio presente nei “Testi delle Piramidi” a Menfi e appartenenti all’Antico Regno alla fine della V dinastia intorno al 2350 a.C.. Qui viene identificato per la prima volta il geroglifico “šmšm-t” pronunciato shemshemet che rappresenta una pianta da cui poter produrre corde. La stessa parola viene poi ritrovata in diverse preparazioni mediche scritte su papiro tra il 1700 e 1300 a.C. identificando così la cannabis, unica pianta da fibra usata ampiamente in medicina.

Dopotutto, visto l’antico utilizzo della pianta dai popoli di Cina e India, non ci sorprende che anche gli antichi egizi ne fossero a conoscenza e la utilizzassero per la produzione di corde e tessuti così come per la preparazione di farmaci e rimedi.

Ulteriori informazioni ci giungono dalle ricerche di Benet (1975) secondo cui emerge che la canapa fosse già conosciuta e utilizzata nell’antica Palestina ed Egitto con una prova registrata nella versione originale della Bibbia ebraica (in Ezechiele 27:19) in cui si fa riferimento a un mercato nella città reale fenicia di Tiro e in cui si incontra una mercanzia chiamata kaneh interpretata come cannabis. Benet afferma anche che la parola “Cannabis” sia un termine derivato dalle lingue semitiche e che sia il nome che il suo uso siano stati scoperti in Egitto a partire dagli Sciti, un popolo Indoeuropeo del Vicino Oriente a cui viene attribuita l’impresa di aver portato la cannabis dall’Asia centrale in Europa, Medio Oriente, India ed Africa.


Dea Seshat scolpita su un Frammento di pietra risalente a circa 1919-1875 a.C. Brooklyn Museum

Prove archeobotaniche
Sebbene le prove archeobotaniche capaci di dimostrare la presenza della pianta di Cannabis nell’Africa del Nord siano limitate, una revisione dei riferimenti storici e archeologici disponibili indica che la cannabis sia giunta in Africa, almeno nelle regioni orientali e meridionali, a partire dall’Asia del Sud prima del contatto europeo. Tuttavia, la pianta potrebbe anche essere stata presente nell’Africa nord-orientale sin da molto prima e le varietà presenti in Egitto nel periodo dinastico potrebbero essere state derivate dalle varietà di canapa ancestrali presenti prima ancora dell’arrivo dell’uomo.

In Egitto, le prove archeobotaniche indicano che la cannabis era presente durante i periodi dinastici prima del 1050 a.C. Al riguardo ci sono diverse prove archeologiche che supportano l’antica conoscenza e uso della pianta di cannabis da parte del popolo egizio: il primo indizio è dato dalla paleobotanica Leroi-Gourhan che identificò del polline di cannabis sulla mummia di Ramses II, vissuto tra il 1303 e il 1213 a.C. e che regnò in Egitto per 67 anni durante la diciannovesima dinastia. Un secondo indizio viene dato dal ritrovamento di polline di cannabis vicino a Luxor, nel sito di Nagada Khattara, e datato circa 2600 a.C.

Ulteriori prove giungono dall’identificazione chimica di cannabinoidi sui tessuti corporei di diverse mummie egizie, anche se non è ancora stato determinato se sia un falso risultato proveniente da eventuali contaminazioni moderne. Rudgley (1998) cita il ritrovamento di frammenti di canapa nella cripta del faraone Akhenaton (Amenhotep IV) che regnò nel XIV secolo a.C. e la cui tomba è situata ad el-Amarna mentre Booth (2003) si riferisce a dei manufatti scoperti in alcune tombe egiziane sulla cui superficie sono state realizzate delle impressioni presumibilmente con fibre di canapa.

Medicina egizia
L’utilizzo della cannabis con fini terapeutici è testimoniato da diversi papiri medici che risalgono al XVII e XIII secolo a.C. e in cui compare la parola shemshemet. Sulla base di ricerche storiche e analisi dei testi antichi Russo ci dice che in Egitto la cannabis «è stata utilizzata nella farmacopea egiziana sin dai tempi dei faraoni» ed «è stata somministrata per bocca, retto, vagina, negli occhi e per fumigazione».

Il più antico trai papiri rinvenuti è quello di Ramesseum III (1700 a.C.) in cui si fa riferimento a un “trattamento per gli occhi” composto da sedano e canapa i quali venivano «macinati e lasciati nella rugiada durante la notte. Al mattino presto entrambi gli occhi del paziente devono essere lavati con esso». Russo interpreta questo utilizzo come un rimedio simile a quello adottato oggi per glaucoma o, eventualmente, per gli effetti anti-infiammatori della cannabis.